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Cosa intendiamo per limite

Per introdurre il concetto di limite partiamo insieme dal  considerare il suo significato etimologico. E’ interessante subito notare che la radice è comune a due sostantivi latini, ossia limes-limitis e limen-liminis.
Nel primo caso il termine assume il significato di confine, inteso come barriera che, in quanto tale, non ci consente di andare al di là. Nel secondo caso il limite sta ad indicare la soglia ovvero il varco, l’apertura verso nuovi orizzonti. 

Considerati questi due significati la parola rappresenta lo spartiacque tra il dove sono e il dove voglio andare ed è su questo che vorrei condividere con te questa mia riflessione.

Nella nostra società in cui ciò che conta è il risultato, in cui noi valiamo tanto più siamo performanti,  il limite è un concetto poco apprezzato. Esso ci parla di “debolezza”, ci racconta di una possibilità di sbagliare, ci introduce in un mondo nel quale facciamo esperienza di sentimenti ed emozioni scomode a noi e agli altri, ma non solo ci racconta di un’impossibilità a fare tutto andando a minare la nostra libertà.

Come siamo cresciute

Siamo cresciute e ci siamo sentite dire “vedi com’è brava la tua compagna, devi impegnarti di più”; abbiamo ricevuto discutibili incoraggiamenti “devi smetterla di piangerti addosso”; siamo state consolate con frasi come “devi reagire“. Poi , la cultura globalizzata, l’iperconnessione ci hanno portato a conoscere motivatori di oltreoceano che ci istillavano la certezza che possiamo diventare chi vogliamo, che se vogliamo possiamo ottenere qualsiasi cosa, che dentro di noi abbiamo la potenza di una supereroina.

Siamo diventate donne che hanno integrato che per essere qualcuno nel mondo non possono permettersi di provare paura, tristezza, non possono permettersi di sbagliare, devono avere risultati eccellenti perchè da una parte hanno un mondo maschile che non le riconosce e dall’altro… “se vogliono possono“.

Nello stesso tempo ci siamo scontrate con la realtà, quella rivelata dalla nostra natura umana, finita e limitata, quella fatta di cadute, di errori, di impossibilità ad arrivare dove si sarebbe voluto, quella che talvolta grida “non ce la faccio più”.

Giorno dopo giorno siamo andate a demolire il nostro essere e siamo giunte a raccontarci che “non valevamo” perché ci trovavamo ad affrontare fallimenti e a volte ci siamo accorte che gli ostacoli erano insuperabili. Non abbiamo avuto il coraggio di mettere in discussione il mito dell’onnipotenza propostoci dalla società e ci siamo lasciate cadere nel baratro dell’ insicurezza, della paura, della bassa autostima.

Ma, dobbiamo vivere, dobbiamo relazionarci agli altri e allora la narrazione continua e abbiamo scelto di mostrarci agli altri nascondendoci. Sì un paradosso. Vogliamo gridare al mondo che ci siamo e che valiamo e nel contempo ci nascondiamo, occultiamo al mondo il nostro vero essere.

C’è dunque chi ha preferito nascondersi dietro a maschere multicolori e luccicanti, indossate a seconda delle circostanze: la mamma superwoman, la professionista sempre sul pezzo, la leader che non molla mai, per poi alla sera , quando chiudevamo a chiave la nostra porta di casa deporre tutto negli armadi.

E c’è invece chi ha privilegiato il rinchiudersi dentro a mura di silenzio e solitudine, evitando certi tipi di relazione, sfuggendo a talune possibilità, sottraendosi dall’esprimere pareri che potevano sembrare obsoleti o controcorrente, comportandosi secondo quella “brava bambina” che c’è un po’ dentro ognuna di noi.

Ma è proprio questa la strada di cui il limite ci parla?

Il primo passo per affrontare il limite è quello di non aver paura di riconoscerlo e di accoglierlo nella verità, perché non esiste libertà se non nella verità. Non esiste libertà se non permetto alla luce di illuminare me stessa e il mio cammino.

Essere limitati non significa essere privi di qualcosa che ci spettava di diritto e che noi per chissà quale strana coincidenza astrale non possediamo ma significa riconoscere la realtà della nostra persona. Il limite in senso ontologico ci appartiene, negarlo od occultarlo significa raccontarci la storia di un’onnipotenza che non ci riguarda e che rischia solo di ferire continuamente la nostra stessa natura.

Riconoscere la verità della nostra natura, significa invece accogliere la nostra stessa persona di donna unica, una persona che  delimitata da questo confine/limite si definisce come irripetibile nella sua straordinaria imperfezione. Una persona fatta di fragilità e potenza, di debolezza e forza, una dea con il tallone di Achille.  

E dopo aver accettato il limite?

C’è un secondo passo che lo stesso limite ci chiama a fare e che è contenuto nel significato di limite che si rifà all radice limen/ liminis. Il limite come soglia ci invita, questa volta, ad aprirci verso un nuovo sapere, una nuova conquista, una nuova conoscenza. La soglia ci apre ad un nuovo mondo che ancora non conosciamo ma che sappiamo essere davanti a noi.

L’errore, il fallimento come conseguenza del nostro limite, si affaccia alla soglia per farci procedere verso un miglioramento e questo è il dono che il limite contiene in sé: diventare la forza propulsiva verso la crescita personale. Senza di esso l’uomo sazio della sua falsa onnipotenza ozierebbe in un far niente che avrà il solo scopo di imbruttire la sua stessa natura e non dare compimento alla sua missione, al suo perché in questo mondo.

Amiamo i limiti

Amiamo i limiti che ci parlano di una nostra unicità fatta di imperfezioni e punti di forza. Amiamo la nostra natura umana e lei saprà rivelarci strade inaspettate.

Amiamo i nostri limiti, guardiamoli come alleati per la nostra crescita e non come nemici da combattere, facciamoci guidare da loro e mettiamo in pratica un approccio realistico per trovare quei passi necessari verso il miglioramento.

Amiamo i limiti che ci ricordano che la vita merita di essere vissuta pienamente per camminare verso la migliore versione di se stessa

Amiamo i limiti che ci ricordano come possiamo conquistare la vera libertà.

Due suggerimenti sul tema

Se sei una cinefila magari ti può interessare vedere questo film del 2017

Se invece ami ascoltare podcast, passeggiando per strada puoi ascoltare questo mio podcast dal titolo “Cosa significa accettare noi stesse?”.


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Benvenuta, sono Emanuela Fontana e sono una life coach. Vivo a Milano ma lavoro con donne da ogni luogo. Questo blog è uno spazio per tutte noi, per parlare di temi che ci sono cari: crescita, libertà, lavoro, autostima e relazioni. Ma il mio blog vuole essere anche un’occasione per percorrere insieme, passo dopo passo, quel cammino che ci condurrà a provare amore verso noi stesse e a donarlo agli altri.

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